|
Una rivista per chi ama leggere buone storie. a cura di Angela Scarparo Si aspettano segnalazioni.
I Libri recensiti sono stati donati dagli editori o consultati nelle Biblioteche di Roma, (BIBLIOTECHE RISPOLI, DELL’OROLOGIO, MARMORATA, OSTIENSE, BIBLIOTECA NAZIONALE VITTORIO EMANUELE, BIBLIOTECA BALDINI) che si ringraziano.
Quello che la gente vuole da noi Vi informiamo che dall'inizio di marzo, le persone che hanno raggiunto ilpostodeilibri.it, ci sono arrivate anche cercando:
foto di persone anoressiche diego conte bar bologna aldo busi televisione la televisione al posto dei libri gesti dei cani commento fra il rapporto di odio e amore nella letteratura motivi a favore e contro per leggere promessi sposi liquido amniotico laing le cose buone di napoleone e quelle meno buone intervista impossibile promessi sposi gertrude libri di storie vere sull aborto spiare la moglie del mio amico dove prende i soldi il vaticano una frase per dire vengo si ammazza troppo poco mondadori se lei e piu vecchia confondere sogni con la realta film una donna che signora di un ragazzino film in cui woody allen parlare dei professori madame bovary esistita? era in vestaglia uomo che ricama lista dei peccati sposata con omosessuale è esistita madame bovary spiegazioni a figli che vedono genitori fare l amore lei più vecchia di lui cosa pensa la critica dei reality show capire quando un uomo prende in giro una donna chi era zapatero puttane di modena racconti la mia cognata amare una donna grassa lettere di donne abbandonate 2006 cantante con ha la r moscia oggi il sole splende come non ha mai ................? sono innamorato di un altra donna porco con le ali lasciare matilde racconti delle vacanze a praga di drogati disperatamente innamorato beppe fenoglio i suoi movimenti culturali situazioni originali fidanzata sesso tema bucolico in autori italiani puttane a dublino mia sorella racconta il nostro sesso soldi ricchezza libri mio marito vuole anche il cazzo lavoretti in tema religioso sospiri canini intellettuali a capalbio devo andare a una festa ma donne che si ubriacano leggi sulla partecipazione dei cittadini
potete continuare a cercare liberamente. non siamo assolutamente in grado di identificare chi ci cerca e perchè. grazie delle visite (numerose e inaspettate!) _______________________________________________________________________ La stanza di quelli che hanno salvato la vita di Tilli
Allora, facciamo così. Facciamo che la bella sala Simonetta Tosi, che in quanto stanza della Casa Internazionale delle Donne si presenta solitamente come una cosa bianca, linda e pulita, votata esclusivamente alla razionalità ( come solo le sale curate da donne possono essere) sia per me, la mattina di sabato 11 marzo, come il paginone centrale di La repubblica in un mattino di sabato d'agosto. Facciamo finta che sia per me un test, uno di quelli in cui ti costringono a mettere tante X o O per capire più o meno quanto tradisci, più o meno quanto sei capace di essere amica e se ti imbatti nel supplemento Salute dello stesso quotidiano, che tipo di cacatore/cacatrice sei. Il quesito principe che mi arriva alle orecchie appena entro nella bella sala ben illuminata (ai miei occhi di quasi senza tetto splende come il salone del principe di Cenerentola ) è questo: sono io nella relazione con gli uomini una portatrice (più o meno sana) di castrazione? In che categoria di donna devo mettermi? Sono una sorridente mediatrice (per la razza, in via di estinzione, UOMO) nella landa selvaggia della femminilità? O una fredda e senza cuore selvaggia crudele, una che gli uomini li avvicina sì, ma solo per portargli via il cuore e mangiarselo brasato? Questo è quello che mi arriva tipo test da mentecatta che quasi mai d'estate (spero sia un merito) riesco a finire. La verità però come potrete immaginate visto che è di sala Simonetta Tosi della Casa Internazionale delle donne che sto parlando, è un’altra. La verità è che la mattina dell'11 marzo io arrivo di corsa a un convegno intitolato "Donne e uomini nello spazio pubblico: conflitto, relazione, linguaggio". Un'altra verità è che se mi trovo immersa immediatamente in una specie di test è perché sono psicologicamente provata. Perché vengo da un'attesa di trenta minuti di un orrido (solo perchè ha sorriso tutto il tempo, non sono razzista lo giuro. dico orrido, perché: come sorride quando sorride davvero, un agente immobiliare? mi chiedo. Si può davvero perdere una vita disimparando a sorridere?) agente immobiliare che, a furia di rispondere, "Ah, ma non sapevo...", "Ah, ma non lo sa?" a qualsiasi cosa io dica, ottiene il consapevole esito di farmi sentire una mentecatta, una che capisce sempre male ("E' sicura che le abbiano detto alle 10 e 20?"). Normale che la pioggia che ho preso per aspettare lui, mi paia un giusto castigo divino per insegnarmi a vivere, e che la richiesta pietosa che faccio a Milù di smetterla per favore di frignare, mi paia l'unico modo di stabilire una relazione sensata col Reale. Bene. La casa era orrida e sporca. Prima domanda (Gabriella Bonacchi): “Ti sei mai trovata in un ospedale, con tua madre che sta per morire e tu che ti senti come una barchetta sospinta dai venti? Ti sei mai trovata cioè, in balia completa di qualcuno (spesso un uomo, ma a volte anche una donna medico) che ti dice come fare e cosa fare, approfittando del tuo stato di debolezza psicologica? Qualcuno che con la scusa di saperne (moooooolto) più di te ("cazzo Tilli", come mi chiamano a casa, perchè a mia madre era simpatica un'americana, una certa Tilli, come Tillie Olsen, bravi! quando sono nata, "è uno specialista! fidati no?")usando cioè la tecnologia come protesi, ti da scacco matto? Avete mai provato il disagio che si prova davanti a chi ti dice, "Io sono la tecnica! Io sono la specializzazione! Io sono assieme l'Università e la sapienza di Esculapio, cazzo, Tilli, fidati!". Vi siete mai trovati a non saper mediare, nella relazione fra uomini e donne, in circostanze limite come quelle in cui ci si trova negli ospedali? Dico subito: ho messo un sacco di OOO (sì) quella mattina. Ho messo sì alla semplice, ma non banale domanda: (Bianca Pomeranzi) "Sei disposta a uscire dal silenzio come presa di contatto con i maschi per entrare in una scena politica più grande?" O E (Paolozzi, Letizia): "Sei disposta a considerare quello della differenza come un grande gioco? Sei disposta cioé a recitare il gioco del conflitto (uomo donna)?" O (sì) E (Luongo, Monica): "Sei disposta a vedere qualcosa d'altro (maggiori sofferenza per chi non vive nel mondo occidentale) dietro il grande gioco del confilitto?" O (sì) Ho detto sì (0) a donne e uomini: (Del Rio, uomo): "Sei disposta a vedere i precari giovani (quelli che avevano trent'anni nel 2000) come dei femministi, perché la frammentarietà delle loro vite, la frammentarietà delle loro esistenze, li porta ad avere le stesse difficoltà di relazioni che possono trovare le donne (un certo tipo di donna)? Metto anche delle X0, che stanno per "Mah, insomma" (Cigarini, Lia): "Sei disposta a vedere la differenza sessuale come relazione con l'altro/l'altra non mediata dal bisogno, dal desiderio, dalla necessità? Vederla cioè la differenza come qualcosa di mediata dal lavoro?" X0 Metto invece decisamente 0 (sì) alla domanda posta dalla stessa Cigarini, "Sei disposta a vedere il femminismo come uno spaccamento della polis?". Ma certo, sì, altro che 0. Una voragine ci metterei non un cerchietto. Metto sì (0) a Dominjanni: "Ti sei mai trovata a pensare che fra le donne la politica è apertura all'Imprevisto e per gli uomini mai?", a Sarasini, "Hai mai pensato che le coppie di Hollywood Jolie (Angelina) Pitt (Brad) sembrano quasi esaurire il potenziale conflitto uomo donna? Hai mai pensato all'accumulo di potere che c'è in un coppia così?"
Si portano invece a casa delle belle 000, Alberto Leiss, Giacomo Marramao, Claudio Vedovati, Stefano Cicconi: il primo perché chiede, “Credi che la crisi della politica sia crisi delle relazioni oltre che crisi nell’amministrazione dello stato?” e anche, “Vivi il desiderio come una cosa complicata?”. Quest’ultima domanda è simile (e porta a casa lo stesso numero di 000) di quella posta dal bravo Stefano Cicconi: “Senti l’invadenza del corpo nelle relazioni?”, o a quella di Marramao, che partendo dall’elogio del pensiero e della pratica della differenza, poi però chiede, “Hai mai pensato che il dialogo, invece di aiutare il confronto, possa creare una barriera, fra due persone? Hai mai pensato al dialogo come a una barriera per raggiungere la felicità?” E ancora, “Hai mai pensato che si deve cambiare il punto di vista a volte, per vedere le cose come stanno davvero?”. Anche Vedovati mi convince con la sua, “Ti sei mai sentita incapace di usare le parole? Hai mai pensato all’emozione che dà scendere in piazza per raggiungere gli altri, a una manifestazione? Per te la spinta emotiva alla politica sono mai stati gli altri, il corpo degli altri che ti aspettano in piazza?” Ecco, in uno stato di simili autismo, sto per leggere il risultato del mio test, mentre sta calando la sera. Mi rendo conto di aver messo delle 0 di troppo. Mi rendo conto di aver messo delle 0 non finte, ma di aver detto dei sì (capita a tutti, no? Mentre si fanno questi test) per sentirmi dire, “Tu sei così. Forse non meravigliosa, ma appartieni a quel tipo di donna…”. Insomma su certi sì, ci ho marciato per sentimi parte di un gruppo. Gruppo di donne forti, intelligenti, la cui pratica di vita ha salvato letteralmente la mia. L’ha salvata nel senso che il pensiero politico della differenza, il mettere in ordine il mondo a partire dall’ordine simbolico della madre, mi ha permesso di vedermi sì a volte come una che viene da una tradizione di persone mute, ma anche di sapere con certezza di non venire da una tradizione di persone cieche. So per certo che cosa significhi mettere a definizione la mia esistenza, la mia soggettività di donna, il mio desiderio, ( in relazione a) come so cosa significhi non smettere di desiderare. E tutto questo sapere, sarei ipocrita e bugiarda se non lo addebitassi a queste donne che hanno (in parte) scritto la storia d’Italia degli ultimi trent’anni che lo si voglia o no. Che lo si ammetta o no. E’ così. E basta. E però, mentre riordino, come spesso succede nelle belle mattinate d’agosto, e spero di sentirmi dire, “Sei decisamente un tipo che ha raggiunto un determinato grado di equilibrio…”, un refolo di vento viene a rinfrescare l’aria calda intorno a me. Non voglio stare in equilibrio, voglio capire perché, quando hanno parlato Vedovati, Cicconi, e anche Marramao (!!) io ho continuato a fare sì con la testa e a sentirmi un po’ come loro. Voglio capire perché, mentre loro parlavano (Vedovati con la piazza e l’impossibilità del linguaggio, Marramao con il dialogo che crea complicatezza e la domanda sulla felicità, e Cicconi con il suo discorso sull’ingombro del corpo) io mi sono sentita così tanto (più) simile a loro. Nel tentativo di riflettere un attimo sulla faccenda, mi alzo e decido di fare all’uditorio stanco (ormai siamo in fase di chiusura) una domanda. “Se le domande a cui mi sono sentita così vicina, quelle che mi hanno emozionato, sono le domande degli uomini, “, chiedo, “vorrà dire che la mia relazione con gli uomini sarà migliore o peggiore di altre? E’ una questione di generazione, se mi sento così vicina a quello che ha detto Vedovati, sulla piazza e la spinta emotiva alla politica che sempre mi dà?” E ancora, “E’ vero che posso definirmi una donna perché sento la pienezza del mio desiderio, ma a differenza di un uomo mi accorgo di quando esiste un limite? Posso dire di essere una donna, perché a differenza di un uomo, so trasformare il dispiacere, il negativo che può dare un no, in un ulteriore percorso di conoscenza? Posso dirlo?” Il refolo di cui parlavo prima, in pochi istanti si è trasformato in vento. Quel vento forte che d’estate fa così piacere perché oltre ai capelli ti spettina un po’ anche i pensieri e quando te li pettini ti pare di capirci finalmente qualche cosa. (Magari poi ti ricredi, ma mentre ti pettini, vedi tutto chiaro). Molte delle donne della platea non sono d’accordo con me, “Esistono molti femminismi”, dice Dominjanni, come a dire, che il mio non è quello originale, ma la reazione degli uomini non è altrettanto netta, e mi fa piacere sentire Marramao che mi difende, “Come faccio a essere felice?”, ho chiesto, ed è su questo punto che lui mi difende, riponendo la questione dell’assemblea “E’ una domanda cruciale quella posta da Angela”, dice. E mi fa i complimenti, davanti a tutti.
Che devo fare? Lo devo ringraziare? Glielo devo dire, che ho capito? Che ho capito che lui ha capito? Glielo devo dire che me ne accorgo? Ha accettato di prendersi la responsabilità di un atteggiamento maschile (ci ha lavorato, lo ha lavorato), nei miei riguardi. Che dobbiamo fare adesso? Stringerci la mano e pensare che stia finendo a tarallucci a vino, o pensare consapevolmente che dobbiamo essere grati l’uno all’altra per esserci a vicenda salvati la vita? E anche se ci siamo odiati, anche se siamo stati esposti, anche se i nostri corpi sono stati oggetti e bersaglio di curiosità (lui per un motivo, io per un altro) siamo stati poi in grado però, tutti e due (!) di sottrarci ai rispettivi ruoli, siamo stati capaci tutti e due di uscire dai ruoli che altri per noi (da quanto tempo? Io la femme fatale, lui quello che ama, desidera, e ad andar bene non si accorge degli scompensi che suscita) ci avevano assegnato. E, signore, signori, a quanti, a quante capita un’esperienza così? Un’esperienza reale così? A quanti capita di aver l’occasione di naufragare (per usare un termine che piace tanto a lui) e di avere qualcuno, anzi, non qualcuno, il nemico sulla tua stessa barca, che sopravviva con te e che ti dica, ‘Aggrappati, su! Oh, issa, attaccati alla mia mano…”, proprio come in un film di Hitchcock?
_______________________________________________________________________
La Madonnetta e gli Asini Spolpati Adesso vi dico la verità: io, a proposito del NPRG, non volevo parlare più di niente, perché quello che avevo da dire l'ho detto qui, e qui. Ma visto che ho fatto le due di notte, ieri, alla seduta finale del consiglio comunale, con altre solo tre persone non celebranti e non applaudenti (e vorrei capire prima o poi perché, facci(am)o questo; che cosa mi aspetto: che cambi qualcosa nell'assetto sociale? Nella vita mia? In quella degli altri? Che arrivi qualcuno a salvarci?) non mi resta che stilare una breve cronaca della serata: ecco. Le donne avevano tutti i capelli in ordine: nessuna neanche fra le più giovani sembrava neanche minimamente Angela Davis; gli uomini avevano tutti un gran naso (nelle amicizie) e dei gran numeri di cellulare da regalare a chi li sa ben usare; c'era un sosia di Umberto Agnelli che ho scoperto essere il pro-rettore (spero si dica così e che l'informazione sia giusta!), della Sapienza, tale signor Palumbo; un altro signore, mi pare il Direttore del Piano mi ha illuminato anche lui di sapienza, ma diversa rispetto a Palumbo, quando mi ha detto, detto, "Voi avete anche ragione, ma il vostro problema - la casa - è di tipo sociale, non urbanistico!" (ora io vorrei sapere se l'urbanistica si occupa o no di case, di abitazioni, di case e abitazioni in un contesto cittadino, o no!); circolavano tramezzini, pasticcini, ma non di gran qualità, anche se una è per l'offerta, che deve ringraziare non per la qualità; le ragazze e le signore erano vestite a festa; l’Addetta Stampa del presidente si è cambiata tre volte nella giornata; il cesso era intasato, e siccome ho avuto bisogno del bagno non ho lasciato un granché pulito (uno scusate va quindi, in questo momento, da parte mia, alle donne delle pulizie). Ah, gli asini! Che c'entrano gli asini? E’ che per tutta la sera mi sono venuti in mente quei due poveri asinelli che la signora Cirinnà (da me scherzosamente soprannominata la Madonnetta degli Asini Spolpati perché la sua testina spuntava sempre fra quella stempiatella ma tenera di Vetroni e quella un po' rigida, come nottambulo anni '80!, di Morassut) gli asinelli che la Cirinnà ha fatto portare a Capannelle dal circo. Dunque: un circo aveva due asinelli. Questi asinelli su disposizione di Monica Cirinnà, sono stati portati via dal circo e messi a Capanelle coi cavalli. Non si sa perchè, non si sa come questi asinelli sono stati raggiunti da un branco di 100 cani che gira per la periferia di Roma e spolpati. A Roma, c'è, da tempo, un branco di 100 cani che non si riesce a fermare. Un branco di 100 cani si mangia due asini. C'era sul Corriere della Sera. Giuro. Ma dove vivo? Era il NPRG della città di Roma, quello di ieri o cosa? E, anche se è banale, chiederlo: chi sono i 100 cani che girano per Roma spolpandosi gli asini? E gli asini? Chi sono gli asini? Scusate. Ricevo precisazione: non era capanelle, come mi ricordavo, ma la magliana, il posto dove sono stati divorati gli asini, che non erano i primi, e non saranno gli ultimi.
Chi vuol giocare a Convivenza Civile?
Riporto qui la seconda puntata (la prima, qui) di un gioco cominciato su vibrisse. Se vi interessa potete segnalarmi racconti, storie, romanzi. Per poter giocare a Convivenza Civile (imparare a prendere le dovute distanze) bisogna per forza aver letto i libri di cui si parla qui sotto. Questo non significa che si debba per forza leggere questi libri. Della vostra vita fatene un po' quello che vi pare. In questa seconda puntata, cominciamo e chiudiamo con una caterva di persone diverse, alternative, e/ ubriacone, drogatone, comunque estremamente infelici (ebbene sì, godete!) che faranno la felicità di quanti e quante pensano che l'essenza dell'arte stia nel non riuscire a stare seduti a tavola in modo decente. E allora, in ordine non alfabetico, della serie, quando il titolo è uno sfottò, 2.Albertine Sarrazin, L'astragalo, l'Ancora del mediterraneo : adottata giovanissima da una coppia becera e conformista, Albertine racconta bene (in almeno un paio di libri, di cui questo è il migliore) di una vita (vera) fatta di furti, fughe, improvvisazioni, rovesciate, e calci, d'angolo e non. Morirà molto giovane. 3.Violette Leduc, La donna col renard, Feltrinelli 1972: se non è ancora diventata un'universale icona gay, (femminista lo è già) alla (fassbinderiana) Petra Von Kant è solo perché non è conosciuta come la Petra. Una disgraziata che se ne va in giro in pelliccetta (il renard del titolo) a raccogliere i rancori degli altri, tra un'ubriacatura e un insulto. 4.Jean Rhys, Quartetto, 1993, Sperling e Kupfer : disgraziata lasciata sola in città dal compagno che va in carcere (non) si destreggia (tipo volpe in tagliola) fra gli artifizi di una coppia etero. Unico obiettivo della coppia: averla. Il compiacimento dell'autrice nel descrivere le disavventure della poveretta potrebbe di diritto far inserire libro e autrice nella lista ancora non fatta, ma abbiate pazienza, ci sto lavorando, dei Sadici Sublimi. 5.Joan Didion, Prendila come viene, Bompiani 1970 : aspirante attrice, aspirante compagna, aspirante madre, non conclude niente. Aspira e viene pure aspirata (si sottopone a un aborto) nel sottobosco hollywoodiano. Una sconfitta grande. Flora Volpini, La Fiorentina, Bompiani, 1953: anche qui, nell'Italia fra il 40 e il 50, una vita data via a osservare con sorprendente lucidità, altre che come te, la danno via. Male. E'ironica Flora. Cinica, lucida, disincantata e soprattutto non ha niente da perdere. Dice tutto. Che cosa le manca per essere ristampata? Niente. Per questo non la ristampano. Della serie: neanche da morti i disgraziati veri riescono a stare in santa pace. Tutti amori ai limiti dell'incesto in questo romanzo che non ha bisogno di commenti, e in cui ci si accoppia e si è infelici pure da morti, pure quando si è fantasmi: 8.Emily Bronte, Cime tempestose, Frassinelli, "Non era bellissima, non c'era in lei un equilibrio delle parti. Aveva la criniera di una leonessa, il cervello di un uomo, il busto di una donna, il torso di un fanciullo, la grazia di un angelo, la 'lingua" del diavolo', dice il signor Levy di Leonora Carrington, pittrice surrealista e autrice del libro (9), il cui titolo dice, Giù in fondo, Adelphi,1988 , tutto. Da una famiglia ricca alla prostituzione, per mantenere il compagno, seconsiderantasi filosofo. E' la scelta neanche tanto originale, ahimé, di una delle eroine del libro (che negli anni 80 fu un classico anche in Italia) 10. Schiavi di New York, Bompiani,1987 , di Tama Janowitz. Accompagnano l'eroina, altre eroine come lei, l'eroina, mentecatti, malati furbi, stupidi e altri personaggi da moderno circo contemporaneo. Una brava, la Tama.
1. (dicembre 2003). R. Hoban, Diario della tartaruga , 2002, Giano Editore
2. (dicembre 2003). A.Munro, Amico, nemico, amante…, 2003, Einaudi
3. (gennaio 2003). P.Dick, In questo piccolo mondo , Fanucci, 2003
4. (gennaio 2004). G.Simenon, Il fidanzamento di Mr. Hire, Adelphi,2003
5. (febbraio 2004).
6. (febbraio 2004).
7. (marzo 2004).
8. (aprile 2004).
9. (aprile 2004).
10. (maggio 2004).
11. (maggio 2004).
12. (giugno 2004).
M. Oliphant, La finestra della biblioteca, Marsilio, 2003 C. Ozick, Il rabbino pagano, Garzanti. 1995 D. Vogel, Davanti al mare, e/o, 1998 F. Dostoevskij, L’idiota, Mondadori, 1995 17. (settembre 2004) 18. (ottobre 2004) 19 (ottobre 2004) 20 (novembre 2004) 21(novembre 2004) 22 (dicembre 2004) 23(dicembre 2004) 24(gennaio 2004) 25 (gennaio 2005) 26 (febbraio 2005) 27(febbraio 2005) 28 (marzo 2005) 29 (marzo 2005) 30 (aprile 2005) 31.(aprile 2005) UN POSTO NELL'ACQUARIO: I romanzi, la civiltà, i giovani e i perdenti UN POSTO NELL'ACQUARIO: Berlusconi, le donne e i "nuovi modelli" di uomo ACQUARIO: L'invidia, Cordelli e l'estate romana 35. (giugno 2005) 36. (luglio 2005) 2 POSTI NELL'ACQUARIO: La gentilezza di Maria Gaeta, Povera figlia di Capalbio (Una lettera) 1 POSTO NELL'ACQUARIO: Non c'è limite al peggio: Capitalismo 1, 2, 3 1 POSTO NELL'ACQUARIO: Capitalismo 4: Non ti dico di fare Laing! IL POSTO NELL'ACQUARIO: Io, arbasino, Dostoevskij, e il mio ex marito IL POSTO NELL'ACQUARIO: Deficentate IL POSTO NELL'ACQUARIO: Italia. Che schifo leggono quelli che scrivono? IL POSTO NELL'ACQUARIO: Suor Teresilla!
2 POSTI NELL'ACQUARIO: Legalità a Bologna; Creatività a Parrigi IL POSTO NELL'ACQUARIO: Perchè è morto Toro Seduto? 3 POSTI AL SACHER : Non bussare alla mia porta, Woody Allen è misero? Una storia di violenza 3 INTROVABILI:Poesie 1 INTROVABILE: Carezze che rovinano i vestiti (1°) 1 POSTO NELL'ACQUARIO: Preti, Professori, Presentatori: c'è modo e modo per diventare santi IL POSTO NELL'ACQUARIO 1: Quello che la gente vuole da noi IL POSTO NELL'ACQUARIO 1: La torta storta di Veltroni il Buono IL POSTO NELL'ACQUARIO 1: Quello che la gente vuole da noi
| ||||||||||||||||||||